Come si fa ad essere felici se tutto va bene
Ho già escluso motivazioni serie, problemi di cuore, sindrome premestruale, fratture familiari, problemi di lavoro, chili in più sulla bilancia, unghie rotte o auto dal meccanico.
Su tutti questi fronti tutto perfettamente in regola.
Restano possibili:
-un po' di metereopatia (una volta mi hanno detto che sono ciclotimica, anzi due),
-la colonna sonora del notre-dame de Paris che sento ininterrottamente da due giorni,
-i trenta a scoppio ritardato
-i sette giorni di ferie fatti, per le mie abitudini decisamente troppi se non riempiti fino al collasso.
In ogni caso stamattina ho il grigio dentro e fuori.
Non un grigio brutto, per carità.
Un bell'antracite lucido, con sfumature asfalto sui contorni, un tallieur di Armani con i profili opachi.
Come dice sempre una mia amica ci vorrebbe un pulsante on/off, anche se lei lo vorrebbe per motivi un po' meno spirituali, ma il concetto rende.
Cosa ci vuole per essere felici?
Io proprio non lo so, certi giorni improbabili mi prende una contentezza lunatica che non so nemmeno da che parte sia entrata, soprattutto se tutti gli eventi della mia vita in quel periodo sono tesi a suggerirmi la resa totale come unica possibilità di sopravvivenza.
Lì in genere mi prende la gioia per protesta.
Quando invece è tutto liscio o quasi, e le condizioni sarebbero ottimali per veleggiare almeno in serenità, ecco le trappole dei buchi neri.
Passo in rassegna veloce i desideri in attesa di evasione, in prima fila sotto la voce urgenti, nessuno.
Nelle retrovie quelli di lungo corso sono un paio: niente di divorante, cose che vorrei per le quali sto lavorando, ho seminato e ora copro con calma e aspetto la primavera.
Più dietro ancora, niente fra i sogni impossibili e praticamente quasi nulla nemmeno fra le piccole voglie soddisfabili in un clic.
Ho l'orrido sospetto che la felicità sia il volere e non l'avere, la corsa più del traguardo, il desiderio più della sua soddisfazione.
Quelle farfalle nello stomaco che ti fanno sentire viva, che ti allungano l'orizzonte, che muovono il cervello in una progettualità veloce, che risvegliano corpo e mente pronti a scattare.
Stamattina più che volare vorrei volere, mi piacerebbe un desiderio in prestito.
Omofobia di un pomeriggio
Ieri pomeriggio prima lezione di pedagogia.
L'educazione nei greci, l'insegnante porta l'esempio del film Alexander, consiglia la visione ma non con i figli perchè-dice, evidenza le devianze sessuali del protagonista.
Mano alzata (mia): in che senso le devianze?
Risposta: perchè era omosessuale.
Aggiunge due mezze frasi, scivola come per caso sulla pedofilia, fine della lezione.
Pausa, tutti fuori.
Ritorno sull'argomento perchè ancora mi bolle il sangue, le dico che trovo significativo il fatto che lei che è una pedgogista definisca l'omosessualità una devianza e che in modo più o meno volontario la colleghi alla pedofilia.
Si stringe nelle spalle, dice che è il sentire comune che "purtroppo" è così arretrato.
Non sono convinta ma prendo tempo.
Entrano altre persone, un ragazzino parte con la filippica che "essere froci non è normale, che a lui fa schifo, che se si svgliasse gay si ammazzerebbe (e sospetto che prima o poi ce l'avrà, quel risveglio, e allora credo che cambierà idea, almeno sul suicidio), eccetera eccetera.
Lui si infervora, lei compiaciuta del fatto che l'omofobico più evidente è diventato lui, io cerco di opporre ragione a delirio, gli altri ascoltano in silenzio e i più ridono.
Dopo un quarto d'ora di discussione, i risultati:
Il ragazzino resta scemo e omofobico, però sa che il giorno che si accorgesse di essere gay forse potrebbe non essere circondato soltanto da persone che direbbero che schifo.
Dei quindici che hanno ascoltato in silenzio ridendo delle battute da osteria del testosteronico gnometto, sul finire del dialogo un paio hanno smesso di ridere, due in privato mi hanno fatto grandi sorrisi.
Una ragazzina dell'ultima fila capelli cortissimi, occhioni sgranati, non ha perso una parola nè un gesto, non ha battuto ciglio. Speriamo bene.
L'insegnante, pedagogista, ha detto, cito testualmente perchè ho preso appunti:
-Che in fase adolescenziale c'è un momento in cui tutti siamo omosessuali, e a volte possono restare cose irrisolte, è la natura e bisogna essere tolleranti
-Che la mente umana è un mistero, e a volte zone d'ombra sono inevitabili.
-Che (a proposito delle adozioni alle coppie gay alla mia obiezione che gran parte dei gay è stata cresciuta da coppie etero), a volte succedono dei disguidi
-E che se vede due gay o due donne (perchè forse per lei lesbiche è una parolaccia) per strada, non è che proprio le facciano schifo, però insomma un po' di fastidio è normale.
E lei è quella che dovrebbe insegnare a me cos'è l'educazione degli altri.
Io con loro ci devo passare un anno, e ieri era solo il secondo giorno..
Non è una gravidanza, ma il risultato durerà tutta la vita
La preparazione all'esame di maturità a trent'anni suonati, come la vedete?
Me lo dico da sola, brava, bene, ottimo.
Ma lo scazzo è inevitabile, fra casalinghe eccitate, adolescenti di malavoglia, bionde finte lasciate dal fidanzato con improvviso un sacco di tempo libero da riempire, moldave alla ricerca di una nuova possibilità, e qualche maschio scemo in bilico fra giornali di motori e voglia di imparare.
Ogni scuola per adulti, ogni serale, ogni corso qualunque presenta questo campionario di allievi, la prima sera.
Poi si appanna perchè cominci a conoscerli e perdono le caratteristiche tipiche in favore di alcune più personali, ma i primi giorni li vedi nella loro essenza.
Poi ci sono io, maldisposta, antipatica per progetto, silenziosamente polemica.
Mi piglia così, in genere non ce l'ho con l'umanità, ma la scuola è un amore odio che mi tira fuori il peggio dei miei limiti sociali.
Sono entrata per prima in aula, belli gli armadi vecchissimi di legno color miele caldo, con le antine di vetro che ad ogni porta che sbatte tremano.
E bello l'odore della lavagna, dei banchi in fila storta, delle finestre vecchie.
E sopra ogni cosa il silenzio che aspetta di riempirsi, l'aria vergine di sapere che attende sospesa come la mia testa.
Ho preso il MIO banco, quello che ritrovo ogni volta in ogni classe, lato corridoio e vicinissimo alla porta, pronti alla fuga.
Di fronte in bella parata tutti i limiti umani nella situazione primo giorno di scuola, senza freni, senza contenimento, senza orgoglio.
Orgoglio di cui possiedo ricetta originale e giacimento di famiglia, ne porto io per tutti, loro si possono serenamente abbandonare ai gridolini eccitati del si comincia e alle domande cretine in proiezione del cosa-ci-chiederanno-all'esame.
Prima possibile dovrò aprire i cancelli e mischiarmi a loro, perchè l'inverno arriva in fretta e soli si muore di freddo, ma per farlo devo prima arrivare a dirmi che io sono come loro. Ci vorrà un po' di tempo, i think.
Per ora l'autunno è generoso e caldo, e mentre finisco il cambio armadi penso tutto sommato, che fino a Dicembre la temperatura non dovrebbe scendere sotto lo zero.